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Fallisce in Italia, dopo pochi mesi, il progetto di City Bike Sharing. Avanti il prossimo

Fallisce in Italia il sistema di Bike Sharing.

Nell’ottica di favorire la diffusione del Bike Sharing, GoBee, società nipponica esperta di mobilità condivisa, negli ultimi mesi del 2017, aveva rilasciato sul territorio italiano  migliaia e migliaia di biciclette in modalità free floating.

Un segnale importante, di apertura alla bike economy di massa che doveva rappresentare una vera e propria rivoluzione e  migliorare la vivibilità delle città. Tutto ciò  offrendo servizi utili, a prezzi accessibili:  30 centesimi ogni 30 minuti pagabili con semplice carta di credito o con paypal, a fronte di una cauzione, del costo, di 15 euro pagabile al momento della sottoscrizione del contratto.“

E’, invece, notizia di questi giorni che il progetto non solo è fallito ma le bici sono state  “privatizzate” e nella maggior parte dei casi sono state oggetto di atti vandalici tanto da indurre il gestore a dichiarare ufficialmente chiusa l’esperienza italiana.

L’annuncio ufficiale è stato diffuso agli utenti tramite e-mail nella quale veniva spiegato che “È stata una decisione molto difficile, deludente e frustrante per tutto lo staff   Durante i mesi di dicembre e gennaio, le  biciclette sono diventate il bersaglio di sistematici atti di vandalismo, trasformandosi così in oggetti da distruggere per puro divertimento. Mediamente, il 60% della flotta europea ha subito danneggiamenti, vandalismi o è stato oggetto di fenomeni di privatizzazione. Per questi motivi non c’è stata nessun’altra opzione se non procedere al termine del servizio a livello nazionale e continentale. Una decisione sofferta dal punto di vista morale, umano e finanziario.

Con GoBee hanno rinunciato anche Ofo e Mobike.

Resta ancora incerta la sorte di oBike, presente in massa sul territorio romano e con la prospettiva  di mettere a regime circa 1200 biciclette  in giro per la Città, estendendo di fatto il limite terittoriale che si era imposto nel mese di novembre (I e II Municipio) , per meglio monitorare il servizio.

Sulla pagina facebook ufficiale di oBike è  apparso, però, questo video che lascia trapelare una certa insofferenza sul fronte della gestione condivisa delle bici. I prezzi, davvero vantaggiosi, hanno spiazzato la concorrenza nel settore dei rent bike dunque non è escluso che ciò abbia provocato reazioni di rivalsa.

Chi ha usato le biciclette di oBike sa che spesso sono scomode e rumorose e non sempre sono pienamente gonfiate.  Ma soprattutto non sono elettriche.
Vista la morgologia del territorio romano e la tipologia di utenza alla quale la startup cinese si rivolge (abbastanza ampia) non possiamo non consiglire a chi vuole investire i 30 centesimi di spesa oraria (ora passati a 50 centesimi) di investire tale somma nell’acquisto di una bici elettrica flebi.

Contenuta nel costo offre vantaggi unici. Scopri il mondo di FLEBI

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